Photostory, maggio 2013

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La prima immagine che mi viene in mente ripensando al mese appena trascorso nasce da un tentativo di rimediare ad una figuraccia fatta dal benzinaio durante un sabato pomeriggio, quando mi stavo preparando per andare a cena con un’amica. All’automatico, dopo aver inserito 20 € nella colonnina, mi sono accorto che il ragazzo che era arrivato poco prima di me – un extracomunitario di quelli che nemmeno capiscono l’italiano – non aveva selezionato la pompa. Come facevo a spiegargli che i suoi 10 € si erano cumulati ai miei 20 €? La soluzione più logica sarebbe stata un rimborso della somma, ma come facevo a rimborsargliela quando con me avevo solo altre due banconote da 50 €? Preso un po’ dal panico, ho deciso di fingere che non fosse successo nulla di strano, ho fatto rifornimento e me ne sono andato sentendomi uno schifo. Per tutta la serata ho ripensato all’accaduto e sin subito ho deciso che quei 10 € li avrei donati in beneficenza. Perchè in fin dei conti quei soldi non erano miei…

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La seconda immagine parla di musica. Io e la musica… strano, vero? L’ho scattata una mattina mentre ero in macchina in attesa di cominciare la giornata lavorativa. La musica per me è tutto, vivo ascoltando qualsiasi cosa si possa ascoltare. Questa canzone però, rispetto a tutte le altre, ha un significato particolare per me, per la mia vita recente e chissà per quanti altri giorni ancora. Ogni volta che la sento è come se le vecchie ferite si riaprissero, è come se qualcuno girasse il coltello in una piaga che non ne vuole sapere di chiudersi. Quanto vorrei tornare ai giorni in cui Many of Horror era solo un capolavoro e non una parte di me…

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Questo coso l’ho ritrovato una domenica mattina nel giardino di casa mia. Non sapeva volare ed era impaurito (anche se dalla foto sembrava tranquillissimo). Chi mi conosce sa della mia fobia verso i pennuti, per cui vi lascio immaginare chi tra me e lui poteva essere più terrorizzato in quel momento! Parafrasando Sheldon: “Sì, è davvero dolcissimo! Ora, lentamente e con attenzione, buttalo nel water e tira l’acqua!“.

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Da quando l’ho vista per la prima volta su Amazon me ne sono innamorato. Questa cover per il mio iPhone credo sia stato l’acquisto più azzeccato da quando faccio spese online. E’ geniale, originale, vintage fuori e ipertecnologica nel contenuto. Mi fa tornare ogni volta un po’ bambino.

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Era un sabato sera e, come spesso mi capita ultimamente, ero in casa da solo a guardare la tv. Quasi casualmente, guardando fuori dalla finestra, mi sono accorto di questi splendori. Parlo al plurale perchè, anche se da questa foto se ne vede solamente uno, in realtà gli arcobaleni erano due. Chissà, forse un giorno arriverà anche per me un arcobaleno come questo dopo i giorni di pioggia che sto vivendo… perchè dopo la tempesta, da qualche parte, arriva sempre un arcobaleno a farci sognare.

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I’m sorry, I let you down

Gli Imagine Dragons sono un gruppo che ho conosciuto un po’ per caso, un sabato sera, grazie alla mia vicina di casa che aveva condiviso questa canzone su Facebook. E’ stato amore sin dai primi ascolti! Diciamo che musicalmente si distaccano un po’ da ciò che ascolto da tutta la mia vita e, molto probabilmente,  è proprio per questo che li adoro sempre di più con il passare dei giorni.

La canzone che in questo momento preferisco è Amsterdam. Epica. Adoro tutto di questa traccia! Inizialmente pensavo solo qualcosa del tipo “che musica!” ma poi, approfondendo anche il testo, ho iniziato a capirla, a comprendere ciò che vogliono dire con le loro parole, a farla “mia”. Perchè se ci penso bene Amsterdam è anche un po’ “mia”… parla di me, delle scuse che dovrei alle persone che ho deluso, delle bugie che racconto e che mi racconto per convincermi che sto meglio, del mio continuare a provare e riprovare anche quando fallisco, della convinzione che, prima o poi, il momento buono arriverà anche per me… e poi parla anche di “noi”… parla di “noi” soprattutto in quella parte in cui si rivolgono all’amante dicendo “Pensavo di essere un mistero e poi ho pensato che non fosse destino“. Quante volte in questi mesi m’è passata per la testa questa frase! E’ tutta una questione di destino… e il nostro ha deciso che non doveva essere.

“Believe me when I say that I wouldn’t have it any other way.”

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Non si smette mai di imparare

Ho imparato che a volte un addio è meno doloroso di una presenza.
Ho imparato che ad essere se stessi non si sbaglia mai.
Ho imparato che siamo la somma delle esperienze che abbiamo vissuto.
Ho imparato che i sogni non sempre si possono realizzare.
Ho imparato che prima o dopo tutto tornerà indietro.
Ho imparato che se si chiude una porta è meglio metterci un lucchetto e buttare la chiave.
Ho imparato che si può amare una persona pur sapendo che non la rivedrai mai più.
Ho imparato che quando qualcuno decide di andarsene significa che è finita già da un po’.
Ho imparato che è inutile piangere sui ricordi.
Ho imparato che il futuro fa un po’ meno paura quando hai qualcuno vicino.
Ho imparato che chi dice di volerti bene non ti attacca.
Ho imparato che le cose importanti vanno dette in faccia.
Ho imparato che chi si accontenta solo di partecipare non vincerà mai niente.
Ho imparato che la vita va presa con ironia.
Ho imparato che quando sei impegnato per il 100% del tuo tempo vivi più a lungo.
Ho imparato che stare con gli altri non è poi così male.
Ho imparato che la musica può cambiare completamente il volto di una giornata.
Ho imparato che si deve sempre trovare la forza di guardare avanti.
Ho imparato che la verità può far male ma è il meglio che ci si possa augurare.

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L’eternità

“Aspetta qui per un minuto e stringi le mie mani fino all’infinito, che se ti guardo io non ci credo che da domani sarà tutto cambiato e non ci vedremo più, quando in fondo l’eternità per me sei tu…”

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I hate all the mistakes I make

I hate seagulls and I hate being sick.
I hate burning my finger on the toaster and I hate nits.
I hate falling over, I hate grazing my knee.
I hate picking off the scab a little bit too early.
I hate getting toothache, I hate when it’s a piss take.
I hate all the mistakes I make.
I hate rude, ignorant bastards, and I hate snobbery.
I hate anyone who if I was serving chips wouldn’t talk to me.

But I have a friend with whom I like to spend anytime I can find with.
I like sleeping in your bed.
I like knowing what is going on inside your head.
I like taking time and I like your mind and I like when your hand is in mine.
I like getting drunk on the dunes by the beach.
I like picking strawberries.
I like cream teas, and I like reading ghost stories.

And my heart skips a beat every time that we meet.
It’s been a while and now your smile is almost like a memory,
but then you’re back and I am fine ’cause you’re with me and I’m in love with you.
And I can’t find the words to make it sound unique, but honestly you make me strong.
I can’t believe I’ve found someone this kind.
I hope we carry on, ’cause you’re so nice and I’m in love with you.

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Senza titoli #1

E’ un periodo di ripresa. Inizio a sentirmi sempre meglio, ad essere felice così come sono, ad apprezzare quello che ho, a capire cosa voglio e cosa invece non voglio.

Sono giorni in cui mi sto avvicinando – o forse, dal momento in cui abitiamo praticamente a sei metri di distanza l’uno dall’altra, sarebbe meglio dire che sto approfondendo la conoscenza – ad una nuova persona. M’è sempre piaciuta da un punto di vista fisico, l’ho sempre ammesso, ma non avrei mai pensato che con lei mi sarei trovato così bene anche caratterialmente.

Con lei mi trovo bene perchè, nonostante sia stata da poco lasciata dal fidanzato, è sempre allegra, è sempre solare; con lei mi trovo bene perchè se faccio una battuta stupida, di quelle che so fare e capisco solo io, mi risponde con un’altra battuta ancora più stupida della mia; con lei mi trovo bene perchè quando ci parliamo non mi sento in bilico, non sento di dover pesare le parole temendo che si offenda, che non capisca; con lei mi trovo bene perchè mi sento un po’ come se fossimo io Sheldon e lei Penny (The Big Bang Theory); con lei mi trovo bene perchè quando faccio un discorso idiota, come ad esempio quello di andare a vivere insieme sotto al ponte del mio paese, non mi prende per cretino ma, anzi, da quel giorno s’è messa addirittura a chiamarmi “coinquilino”.

E’ di questo genere di persone che sento di avere bisogno. Ho bisogno di gente che mi diverta e non di gente che si sveglia male un giorno sì e l’altro pure. Ho bisogno di gente che mi trasmetta sensazioni positive e non di gente che mi faccia sentire perennemente come se fossi su una sedia elettrica pronta ad azionarsi alla minima sillaba “fuori posto”. Ho bisogno della serenità che questo genere di persone mi stanno facendo piano piano ritrovare senza nemmeno rendersene conto.

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La vita

life

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